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Anno nuovo, girare e non solo pagina

In giro, giro. Biro in mano, birre e zaino in spalla. Avventure per allontanrmi dall’infangamento di batterie emozionali scariche.

Mi ritrovo così bloccata in un serpentone di una coda di furgoni e mezzi in cui il tempo si è congelato mentre le lancette continuano a girare. E scocca pure la mezzanotte di un nuovo anno, ma siamo ancora in coda prima di entrare alla festa. I fanalini illuminano a ghirlanda i tornanti di rosso e arancione, come i raggi del sole che prima sorge e poi si scorge tramontare in un orizzonte frastagliato di monti, senza aver potuto avanzare. Attesa buzzantiana o forse aspettiamo Godot travestito da raver, ma l’entrata alla festa ancora la si attende, strisciando lentamente.

La vecchia me, scarica e stanca, si butta sull’asfalto nella speranza di trovare una briciola di caldo. Da fuori, chi non mi conosce, ipotizza un malessere sbagliandosi di origine (chi pensa a un k-hole e chi ipotizza che mi faccia le pere!!), ma nessuno mi chiede niente, se non se sto bene. No, non sto bene, ma non sto male, in sospensione senza aspettative. Vorrei solo chiudere gli occhi un attimo e dormire un istante. Dopo uno scambio in cui capisco che c’è più elettricità nell’aria di quanto avessi previsto, che rischio di trasformarmi in zavorra, senza aver mai pensato di appoggiarmi più del dovuto a chi mi sta vicino, gli occhi mi si inumidiscono. Su un sedile di un vecchio camper mi raggomitolo cercando di cambiare la direzione di questo viaggio che inizia bloccato nel tampano di kilometri di mezzi fermi ad aspettare. E mi dico che non ho molta scelta se non reagire. Magicamente, senza riuscire, pur chiedendo gli occhi, a dormire, mi rialzo cambiando il mio stato mentale (non potendo trasformare quello di chi mi sta accanto). Non chiedevo niente perché non avevo niente da chiedere, e soprattutto nessun bisogno di babysitter.

Svolta lungo i tornanti, e torno al di là della stanchezza a ridere e a dire cazzate. Sicurezze in sospeso, mi lancio senza saper mai dove poter attraccare, ma riesco per una volta a non preoccuparmene. E non è perché se ne facciano carico gli altri, semplicemente vedremo, come stiamo vedendo il paesaggio cambiare lungo i pochi kilometri percorsi.

Caffè corretto bailey’s sorseggiato appesi ai guardrail che si sono pure scaldati un po’.

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